Trama:
Una donna riceve la telefonata del figlio. La cosa sembra disturbarla, forse per un’ennesima richiesta o una minaccia; fatto sta che lo liquida seccamente.
Sola in casa, la donna si siede a un tavolo e si dedica alla risoluzione di un puzzle. Qualcosa, però, la disturba. Ci sono dei rumori: qualcuno sta cercando di entrarle in casa…
Commento:
Terzo cortometraggio per il giovane Davide Melini, autore romano classe 1979 che ha dalla sua un’invidiabile esperienza acquisita sui set cinematografici, ricoprendo persino l’incarico di assistente alla regia in opere quali Baciami Piccina di Roberto Cimpanelli e niente meno in La Terza Madre di Dario Argento.
Già regista di due corti dalle tinte horror come Amore Estremo e La Sceneggiatura, nel 2008 Melini decide di trasferirsi in Spagna dove per la 73140323 Producciones Cinematográficas scrive e dirige questo The Puzzle.
Si tratta di un thriller psicologico che, piuttosto che far leva sullo script (appena accennato), punta tutto sui movimenti di macchina e su un pizzico di claustrofobia, garantita dalle location (tutto il corto è ambientato all’interno di un’abitazione).
Lo sceneggiatore sembra prendere spunto dall’episodio di apertura de I tre volti della paura per intessere un corto che fa degli ultimi due minuti i suoi momenti migliori. In quest’ultima frazione, infatti, sia il regista che il direttore della fotografia (Ezekiel Montes) danno il meglio di loro stessi allestendo un’atmosfera che suscita tensione e regala qualche brivido. Forse si sarebbe potuto fare un qualcosa di più per quel che concerne la fotografia, rendendo più vivaci i colori, ma tutto sommato ci si può dire soddisfatti.
Pressoché assenti i dialoghi, scelta che aiuta senz’altro gli interpreti. Tra questi, una Cachito Noguera che fa bene il suo lavoro e un Alessandro Fornari che si limita a un’apparizione fulminea.
Bene il montaggio (Biktor Kero), soprattutto perché si evitano i tempi morti e si garantisce un ritmo adeguato dal primo all’ultimo minuto. Sufficiente la colonna sonora curata dalle Visioni Gotiche (anche qui un sound più penetrante avrebbe forse offerto un miglior risultato).
In definitiva, un buon esercizio di stile che può costituire la base da cui partire per allestire opere più impegnative, sia per quel che concerne le location che per i contenuti della sceneggiatura.
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Notizia pubblicata il 09/08/2008
Da: Matteo Mancini
Fonte: CinemaHorror.it