CinemaHorror.it intervista Davide Melini
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Due chiacchiere con il regista di The Puzzle
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Dopo Michele Pastrello, CinemahìHorror.it ha il piacere di presentare ai suoi lettori un regista con un curriculum di tutto rispetto. Parliamo di Davide Melini, autore classe 1979 che ha già all’attivo collaborazioni con maestri del cinema di genere - tra i quali niente meno che Dario Argento.
[CinemaHorror.it]: Davide, come nasce la tua passione per il cinema e, in particolare, per la regia?
[Davide Melini]: Avendo un parente che lavora nel cinema da molti anni, ho potuto frequentare, grazie ad alcune visite, questo mondo fin da piccolo, rimanendone affascinato. Ero sempre interessato a tutto: la direzione, la luce, la scenografia, gli attori, i trucchi e costumi. Così, a 21 anni, decisi di scrivere la mia prima sceneggiatura di un lungometraggio: il thriller intitolato Le pareti del subconscio.
[CH]: Fino adesso hai girato corti che hanno contaminazioni con l’horror, è dunque il genere a cui ti senti più legato o è solo un caso?
[DM]: Questa è la mia “croce” e la mia “delizia”. Nel thrilling e nell’horror mi sento a casa mia e riesco ad esprimermi al meglio con molta naturalezza. Per me, lo spettatore non deve solo limitarsi a guardare un film, ma deve provare emozioni, entrare “dentro” il film. Al giorno d’oggi è molto difficile creare suspence, perchè ormai l’orrore ci viene trasmesso ogni giorno dai mezzi di comunicazione. Così, nel mio piccolo, cerco di seguire queste basi. L’altro lato della medaglia, però, è che purtroppo l’horror non è visto di “buon occhio” dalla critica e questo è qualcosa che mi rattrista.
[CH]: Leggendo il tuo curriculum ci si rende conto che hai viaggiato molto in Europa (Inghilterra e Spagna). A che punto di sviluppo è il movimento “underground” nei paesi in cui ti sei ritrovato a lavorare? Quali sono le differenze più evidenti con l’Italia?
[DM]: Innanzitutto le differenze più grandi e importanti riguardano la vita: l’Inghilterra è un paese che si basa sul lavoro e, tutto sommato, funziona abbastanza bene, così come la Spagna (seppur con qualche problema in più). Per quanto riguarda il cinema underground, è molto più facile girare in Spagna che in Italia.
[CH]: Parlaci della tua avventura sul set de La Terza Madre di Dario Argento; che sensazioni hai provato?
[DM]: Premettendo che ho solo collaborato nel film di Dario Argento, posso dire che sono rimasto molto contento di lavorare con l’unico regista italiano capace ancora di fare dell’horror. Per me, specialmente quando ero più piccolo, lui era il mio idolo (basti pensare che ho tutte le locandine originali dei suoi film): è stato uno dei pochi registi in grado di farmi provare emozioni forti.
[CH]: Hai dei registi, in particolare, da cui cerchi di ispirarti?
[DM]: Se mi mettessi ad elencare i registi di cui sono innamorato, la lista non finirebbe più. Però io cerco di prendere il meglio di alcune loro qualità per adattarle alle mie caratteristiche.
[CH]: Oltre che regista, correggimi se sbaglio, sei anche uno sceneggiatore. Bene, come nascono i tuoi script; a cosa ti ispiri?
[DM]: Inventare e scrivere le storie è qualcosa di straordinario, che però, almeno per quanto mi riguarda, non mi riesce tutti i giorni. Quando ciò accade è qualcosa di magico: come sotto ipnosi, la mia mente “viaggia” da sola e dà vita ad intrecci e concetti allucinanti. È come se ci fossero due Davide Melini: uno serio e timido e l’altro nettamente più “dark”, capace di immedesimarsi sempre (e senza alcuna spiegazione razionale) in atmosfere, personaggi e contorni “neri”…
[CH]: Prendi mai spunto dalla narrativa e in particolare hai qualche scrittore preferito?
[DM]: Non mi è mai capitato. Sarà perchè ai libri preferisco il cinema.
[CH]: Parlaci di The Puzzle, un thriller con atmosfere baviane e con una componente criptica e simbolica costituita, appunto, da un puzzle. Quali sono le tue impressioni sull’opera?
[DM]: Innanzitutto voglio ringraziare tutte quelle persone che mi sono state vicino e che hanno permesso la realizzazione di questo cortometraggio. The Puzzle per me rappresenta una nuova vita, un taglio netto e drastico con le mie passate opere. Questo per tanti fattori: il primo (e sicuramente il più importante) è che ora vedo le cose sotto un altro punto di vista: si può dire che dentro il film ci sono io.
[CH]: Che regista sei?
[DM]: Sono un regista che per realizzare un cortometraggio di soli cinque minuti come The Puzzle, necessita di studiarlo anche due o tre mesi prima. Il film non parte se non l’ho in mente dall’inizio alla fine. Niente è lasciato al caso. Quando poi si sta sul set è molto difficile (se non impossibile) che cambi le cose: il mio punto di vista va in una direzione precisa ed anche un piccolo dettaglio, all’apparenza ininfluente, può scombinarmi tutto.
[CH]: Presenterai il corto a qualche festival?
[DM]: Certamente sì. Fino ad ora il cortometraggio ha riscosso un buon giudizio sia di critica che di pubblico: basti pensare, infatti, che in pochi mesi siamo arrivati in finale di quattro festival. Essendo poi stato girato in inglese, spagnolo, francese ed italiano, potrà partecipare ai festival più importanti di quasi tutto il mondo.
[CH]: Concludiamo l’intervista parlando del futuro. Che progetti hai per il futuro?
[DM]: Molti progetti in cantiere. Sceneggiature di cortometraggi e lungometraggi da presentare in Spagna, Italia, Regno Unito e anche in America.
[CH]: Un’ultima domanda, pratica e utile per i nostri lettori. Un appassionato di cortometraggi underground dove o come può recuperare i tuoi lavori?
[DM]: Scrivendo alla mia email.
[CH]: Un ringraziamento a Davide Melini, per la sua cortesia e la disponibilità prestata nel rilasciare questa intervista, con un caloroso augurio per il prosieguo della sua attività di regista.
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Notizia pubblicata il 12/09/2008
Da: Matteo Mancini
Fonte: CinemaHorror.it
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