La Recensione del film Black Sheep - Pecore Assassine
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Be’, una cosa è certa: le pecore mannare di Black Sheep - Pecore Assassine non me le aspettavo, neanche dai neozelandesi.
E per di più, pecore mannare in una commedia horror demenziale che non è affatto male. Mi aspettavo/speravo una cosa à la Bad Taste, anche per ovvia associazione mentale geografica – quindi un giocattolo divertente e magari bello sanguinolento, ma senza costrutto e realizzato così come veniva.
E invece mi trovo di fronte a un lungometraggio dalla fotografia curata e precisa (Richard Bluck non è esattamente uno sconosciuto: è un fido collaboratore di Peter Jackson dai tempi di Splatters - Gli Schizzacervelli, e ha lavorato poi con lui alla serie Il Signore degli Anelli, a King Kong, oltre a molti altri film dalla qualità altalenante ma dal reparto puramente visivo notevole), a un montaggio veloce, capace di dare i giusti ritmi, a una soundtrack decisamente buona, pur senza particolare originalità; e infine a una regia – in mano all’esordiente Jonathan King – sempre sicura e senza particolari sbavature. Insomma, questo team porta sullo schermo un film ben fatto e di qualità.
Anche la recitazione è a buoni livelli: i personaggi non sono (gioia, giubilo, osanna!) un gruppetto di ragazzetti americanetti lostupidotto-labella-ilfigo-ilnerd-latroia, ma sono persone. Anche simpatiche, schizzate, particolari, ben interpretate a partire dai protagonisti: il giovane Henry Oldfield (Nathan Meister), traumatizzato da giovane e con una terribile fobia per le pecore (perché lui sapeva che prima o poi sarebbe successo!); l’ecologista un po’ eco-terrorista un po’ hippie e un po’ new-age Experience (Danielle Mason); il vecchio amico di Henry, Tucker (Tammy Davis) ora vero rude cow boy – anzi, sheep boy; e il fratello senza scrupoli né morale di Henry, Angus (Peter Feeney), vero essere diabolico della situazione, quasi più delle pecore.
Quasi.
Tranne l’ultimo, che non è proprio un nome nuovo (l’abbiamo visto in 30 Giorni di Buio, pur con un ruolo abbastanza marginale), si tratta esordienti o quasi, il che è bene e lascia ben sperare per l’industria cinematografica dell’isola, che speriamo continui a lavorare indipendentemente e senza piegarsi agli stilemi made in USA.
Punto di forza di Black Sheep - Pecore Assassine sono i dialoghi, scritti dallo stesso King: sempre brillanti e ironici, mai banali. Le battute sono magari a tratti grossolane, ma non sono scontate, e arrivano al momento giusto e nel modo giusto.
Be’, poi ci sono le protagoniste vere, no? Dovevamo arrivarci: le pecore mutanti.
E poi le pecore mannare, come si diceva in apertura. Ma non si vuole in questa sede svelare troppo.
Vi basti sapere che le pecore di Black Sheep - Pecore Assassine non le dimenticherete, ne sono certo – a partire dalla prima apparizione del tenero agnellino mostruoso…
Non aspettatevi che vengano a trovarvi nei vostri incubi, o che vi facciano saltare sulla sedia – non è quel tipo di film. Vi resteranno impresse perché sono originali, perché sono divertenti, perché sono state realizzate in maniera intelligente e simpatica; senza cadere in errori atroci come quello di volersi prendere sul serio. Black Sheep errori di questo tipo non ne fa, così come non ricade in scene di melassa, e con intelligenza evita di imbarcarsi in messaggi o particolari sottotesti come facilmente raccontare la vicenda una mandria di pecore mutate geneticamente potrebbe indurre a fare… con risultati che sarebbero di certo poco felici.
No, lo scopo qui è divertire, e ci si riesce benissimo. Specie quando la lancetta dell’indicatore splatter-pulp comincia a salire – lungo una trama semplice e lineare, sì, ma scevra di quelle insensatezze, quelle forzature, quei buchi pretenziosamente mascherati da complessità sperimentale a cui siamo abituati da gran parte di ciò che ci viene propinato in questi anni – di pari passo con l’azione, con la demenza, con la velocità, facendoci ritrovare in un impiastro di budella e schifume che ricorda, volendo, Slither, con tanto di gratificante carneficina nel pre-finale.
Niente male, quindi. Non aspettatevi un capolavoro, ma Black Sheep - Pecore Assassine senz’altro merita un’ora e ventisei minuti del vostro tempo.
Recensione scritta da Daniele Bonfanti
e inserita il 16/09/2008
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