La Recensione del film High Lane
|
Ne avevamo già avuto sentore in alcune pellicole precedenti e il tutto viene confermato in Vertige (High Lane), prima bomba tensiogena del 2010: da qualche tempo a questa parte gli americanissimi monti Appalachi hanno deciso di levare le tende e trasferirsi in Francia e così i nostri cugini hanno scoperto di avere anche loro una bella massa di inbred e cannibali di ogni tipo, pronti a pasteggiare e infierire sui ragazzotti locali.
Vertige è diviso sostanzialmente in due parti. A un primo tempo di grande efficacia, tutto concentrato sullo sviluppo di alcune dinamiche del gruppo e su una manciata di spettacolari scene di arrampicata segue un secondo tempo più canonico ma non per questo meno adrenalinico, con il giochino ai dieci piccoli indiani del mostro di turno e confronto finale.
Personaggi e dinamiche fra gli stessi sono quanto potete aspettarvi da prodotti del genere, e si rimane più o meno a girare intorno ai soliti, prevedibili sviluppi, dal più debole del gruppo che trova infine la forza di reagire e confrontarsi con paura, terrore e morte fino alla donna calma e riflessiva che si trasforma in guerriera indomita.
Senza nemmeno contare l’idiozia di alcune premesse (soffri di attacchi di panico e vertigine e decidi di unirti a una spedizione di questo tipo?) che bisogna, purtroppo, ignorare a tutti i costi per godersi in piena libertà sia le trappole che madre natura riserva agli sfortunati ragazzotti sia quelle messe in atto dal solitario cannibale che li aspetta una volte oltrepassato il ponte.
C’è comunque da sottolineare quanto, a fronte di una inevitabile banalità di fondo, ogni linea di dialogo, ogni shift psicologico, ogni rapporto sia gestito con mano sostanzialmente più abile della media statunitense di questo campo.
Cogliamo gli amici in questione, una doppia coppia, in un classico momento di transizione, forse è la loro ultima vacanza insieme prima che si spostino verso altri lavori e scuole in diverse città e proprio all’ultimo si aggiunge al quartetto l’ex di una delle due ragazze, che, più forte del suo attuale compagno, comincia a destabilizzare l’equilibrio di coppia e, nel prosieguo, giungerà a combinare ben di peggio.
Inserite in questo contesto, sia le scene di altissima tensione durante le arrampicate che i momenti più gore (e in alcuni istanti non si lesina sulle ossa rotte, arti amputati e altre brutture dell'allegra vita in montagna) funzionano scontatamente meglio in quanto applicati su personaggi tridimensionali sui quali (repetita) abbiamo avuto modo di investire curiosità, interesse e attenzione.
Quando infine arriva il cattivo cannibale di turno (magnificamente interpretato da un primordiale Raphaël Lenglet) una volta tanto abbiamo la fortuna di incappare nella saggia scelta, da parte degli autori, di non farci mai simpatizzare con il mostro né di spiegarci la rava e la fava della sua origine, dei suoi complessi, della sua brutta infanzia con traumi e via dicendo.
E tempo di arrivare al finale ci sarà occasione per ancora una o due sorprese prima di riveder le stelle…
Momento fortunato per uno dei due sceneggiatori, Louis-Paul Desanges, che ha le mani in pasta dietro un altro horror transalpino (Mutants diretto da David Morlet, da non confondersi con l'omonimo Mutants made-in-USA diretto da Amir Valinia), anche se buona parte della (parziale) riuscita di Vertige è sicuramente da riconoscere alla regia di Abel Ferry.
Il giovane filmaker ha fra l’altro diretto, nel 2004, The Good, the Bad and the Zombies e mostra in questa occasione buone capacità sia per quanto pertiene al gestione degli attori sia per quanto riguarda le sequenze d'azione e a completare un quadro già positivo si aggiunge la fotografia di Nicolas Massart (anche all'opera in Mutants) che ha gioco facile a contrapporre altezze luminose e buie spelonche.
Gli attori coinvolti offrono tutti buone prove e contribuiscono anche loro alla riuscita finale che ci regala un nuovo regista da tenere d'occhio in futuro, in grado di confezionare prodotti privi di fronzoli e che se anche mancano di ambizioni e mire alte riescono però a mantenersi onesti e regalano allo spettatore esattamente quanto promesso.
Piccolo omaggio iniziale a The Descent - Discesa nelle tenebre e, poco dopo, ottimo uso della nota hit dei Supergrass, Alright, in seguito ripresa in un momento molto meno spensierato…
Vertige: raccomandato.
Se, come me, soffrite di vertigini già al secondo piano, doppiamente raccomandato.
Recensione originale apparsa il 20/01/2010 su Malpertuis, il blog ufficiale di Elvezio Sciallis.
Recensione scritta da Elvezio Sciallis
e inserita il 20/01/2010
|
|
Notizie correlate a High Lane:
Nessuna
|