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The Backwoods: la Recensione Critica

La Recensione del film
The Backwoods





Altro piccolo/grande tassello, questa volta spagnolo (ma co-produzione internazionale), che aggiunge ulteriore autorità e prestigio al quadro horror/thriller dell’Europa di questi anni.
Gary Oldman presta faccia e capacità camaleontiche per irrobustire uno script a tratti abborracciato, che parte e finisce con una stupenda canzone di Leonard Cohen (There is a war, da New skin for the old ceremony, 1974) e nel mezzo cerca di trasporne su celluloide il senso generale quando non addirittura alcune immagini ben precise.

Koldo Serra, classe 1975, si segnala come una delle maggiori promesse spagnole nel genere da noi preferito e riesce a sorprendere lo spettatore più volte, seminando false piste e cambiando direzione alla trama ogni volta che questa sembra diventare prevedibile.
Ecco quindi che quel che inizia come un esotico mix fra Cane di paglia e Un tranquillo week end di paura si inoltra (o pare farlo) nei territori del folklore soprannaturale per poi chiudere il cerchio negando le premesse e le impressioni iniziali, tramutandosi in esercizio di psicodramma.
Il tutto realizzato con innato senso per la composizione dell'inquadratura e con alcuni preziosismi per nulla fini a se stessi (vedasi le due scene, più o meno a inizio e fine film, di Norman e Lucy a letto).

Acuta riflessione sull’incapacità di comunicare a ogni livello (nella coppia, fra amici, fra popoli: non a caso il film ha dialoghi equamente divisi fra spagnolo e inglese) e spietato quadro psicologico di una persona capace solo di risolvere i propri sbagli e difetti con ulteriori, più gravi errori, The BackWoods si avvale di un cast azzeccato come raramente accade di vedere in produzioni di questo tipo.
Oldman invecchia e inacidisce dentro il vestito di un uomo violento e arrogante, mentre gli attori spagnoli forniscono un eterogeneo e funzionale gruppo di rozzi e apparentemente retrogradi montanari, fra volti lombrosiani e misteri ben sepolti dietro porte sbarrate.
Le due attrici offrono viso e corpo ma poco di più, con una dizione talvolta incomprensibile e una recitazione appena passabile, ma la vera sorpresa è Paddy Considine, abilissimo nel caricarsi sulle spalle disprezzo e scherno creando minuto dopo minuto un devastante quadro di debolezze e viltà.

I boschi spagnoli e alcune scene di fortissima presa (la bambina che mormora stranita, l’iterazione fra i bifolchi e le donne lasciate sole in casa, l’intera parte finale…) completano il quadro di una pellicola che lascerà l’amaro in bocca sia agli amanti dello splatter a tutti i costi che a quelli della spiegazione ultrarazionale in ogni caso, ma che giunge come ottimo diversivo (nella struttura e nella scelta dei protagonisti, tutti o quasi over-30) dalla massa di spazzatura rifatta che ci giunge con ritmo incessante da oltreoceano.






Recensione scritta da Elvezio Sciallis
e inserita il 10/04/2007






The Backwoods




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